Il fine giustifica i mezzi? Obama e la politica clientelare.

Nel passaggio dalla teoria morale alla pratica politica, si è a volte costretti ad accettare il cosidetto “male minore”? Il primo passo della riforma sanitaria USA votato al senato (Health Bill) contiene una serie di provvedimenti quasi “clientelari”  necessari per convincere alcuni senatori democratici reticenti, come riportato da questo articolo del New York Times. Uno in particolare sembrerebbe un provvedimento “ad personam” mascherato.  Il comma in questione stanzierebbe 100 milioni $ per una qualsiasi struttura sanitaria affiliata con una istituzione accademica in qualsiasi stato dove sia presente soltanto un’università pubblica di medicina e odontoiatria. Sembrerebbe che in tutto il paese esista una struttura, il Commonwealth Medical College a Scranton, con tali caratteristiche. Non è del tutto chiaro che ve ne siano altre con simili caratteristiche.

Dal punto di vista logico, si tratterebbe di quella che Rawls chiama una “descrizione definita manovrata” (rigged definite description). La norma in questione  sembra violare quello che alcuni considerano un vincolo formale al concetto di giusto, quello della “generalità” dei principi, che in parole povere afferma che un principio come “ogni cittadino deve prestare servizio allo scopo di difendere il suo paese, tranne Mario Rossi, figlio di Beppe”, non può essere considerato giusto.

Non c’è niente di cui gioire quando la politica deve piegarsi a tali “mezzucci”. Ma l’accaduto rimanda a una questione politico-filosofica più importante, quella delle cosidette “mani sporche“: il fine giustifica i mezzi? In politica a volte bisogna essere “pragmatici” e compiere atti “ingiusti” per salvaguardare il bene comune? Se sì, fino a che punto? E specificamente in riferimento alla situazione italiana, fino a che punto possono essere tollerate leggi “ad personam”  allo scopo di risolvere situazioni divenute insostenibili?

Published in: on 21 dicembre 2009 at 2:42 PM  Lascia un commento  
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