Come uscire dall’impasse, e riprendere a occuparsi delle questioni veramente importanti per il paese? Alcuni suggerimenti.
0. Isolare i falchi dalle colombe.
In entrambi gli schieramenti politici, esistono i professionisti della rissa (i Di Pietro e i Cicchitto di turno) e quelli del dialogo. In questo momento in entrambi gli schieramenti si sentirà la necessità di identificare interlocutori affidabili nell’altro schieramento. Passato il chiasso dei professionisti della rissa, l’occasione si troverà, e non deve essere sprecata.
1. Rispetto per l’avversario politico.
Uno dei problemi della discussione politica italiana è la confusione tra la lotta politica e la satira. La lotta politica presuppone il rispetto dell’avversario politico. I membri dei partiti di governo devono essere rispettati non in quanto si condividono le loro idee o la loro etica ma in quanto rappresentano le scelte della maggioranza relativa dell’elettorato. Rispetto non significa condivisione delle idee. Significa prendere sul serio la persona, ma criticarla per ciò che fa e, ancora di più, per ciò che non fa. Lo sbeffeggiamento derisorio fa parte della satira, non della discussione e della lotta politica. Alcune persone (non i politici di professione, ma persone impegnate in politica o interessate alla politica) pensano di parlare di politica quando invece si limitano a fare satira. Berlusconi corruttore, puttaniere e malato di mente. Brunetta sadico in quanto complessato. Fini fascista (fino a poco tempo fa). Non si discute di politica se se non si passa al piano delle idee. La debolezza della discussione politica sta anche nell’avere abdicato al suo ruolo a favore della satira politica (e infatti a volte ho la sensazione che alcuni politici siano invidiosi del carisma di comici come Benigni, la Littizzetto, i Guzzanti, Luttazzi, o Nanni Moretti). Ma a ognuno il proprio mestiere.
2. “Gli interessi nascosti” come ultimo argomento.
A volte la critica anti-berlusconiana consiste nel mettere in luce gli interessi nascosti che stanno dietro a una legge. Questo tipo argomento ovviamente fa parte della discussione politica, ma non può essere né il solo né il più importante. Perché il fatto che una legge venga fatta per favorire un qualche interesse particolare non implica logicamente che la è legge in questione sia una legge cattiva. Questa non è astratta filosofia, ma il modo in cui ragionano molti cittadini, che non si scandalizzano per il fatto che una legge sia stata fatta per favorire un interesse particolare, se sono convinti che la legge in questione sia anche utile. Quindi occorre mostrare sempre e indipendentemente che la legge in questione è una legge cattiva, che danneggia la maggioranza dei cittadini, indipendentemente dal motivo per il quale è stata fatta.
3. Parlare di politica.
L’attuale governo italiano è uno dei governi più conservatori degli ultimi tempi, su una varietà di questioni, in particolare le libertà individuali, diritti delle minoranze, laicità dello stato. Il sistema economico non è né equo né efficiente: le ineguaglianze sociali non derivano dal merito o dalle capacità, ma da ineguaglianze di opportunità nell’accesso alle posizioni di potere e responsabilità, dove si entra in gran parte per cooptazione politica, per fedeltà a gruppi familiari o politici di potere; l’università è allo sfascio, e i giovani che vogliono impegnarsi seriamente nella ricerca lasciano il paese; l’istruzione fossilizzata su modelli nozionistici e autoritaristici, incapace di fornire strumenti e metodi per menti critiche e flessibili; l’evasione fiscale è altissima, compromettendo la realizzazione di politiche sociali urgenti e specialmente l’equità nella distribuzione degli oneri della cooperazione. Le questioni economico-sociali sulle quali il governo fa poco, non fa, o fa la cosa sbagliata non mancano. Poiché il tempo che i cittadini dedicano ad ascoltare i politici è limitato, parlare di Berlusconi significa non parlare di queste.
4. Essere propositivi. La gente è stufa del politico “di sinistra” capace soltanto a criticare e privo di solutioni pratiche e concrete. La politica si muove nell’ambito del fattibile, non dell’ideale. E’ quindi lecito criticare un provvedimento del governo soltanto se si è capaci di articolare una proposta migliore.
5. Eliminare (politicamente o fisicamente) Berlusconi non serve. L’eliminazione fisica di Berlusconi sembra essere in questo momento l’ossessione di alcuni invasati e il desiderio nascosto di alcuni apparentemente normali. L’eliminazione politica di Berlusconi attraverso la sua delegittimazione o per via giudiziaria è invece l’ossessione di alcuni politici (Di Pietro in primis). In quanto priverebbe la destra del suo politico più efficace, questo porterebbe a un leggero miglioramento della situazione nel paese, nel breve periodo. (Anche su questo ho qualche dubbio, vista la disorganizzazione e la confusione nella alternativa a Berlusconi attuale) In ogni caso non porterebe a nessun sostanziale risultato positivo nel lungo periodo. L’idea che si possano risolvere i problemi del paese attraverso la rimozione del potente di turno è un vecchio pregiudizio della sinistra comunista italiana (vedi Craxi, Andreotti), che si è rivelato del tutto infondato. Questo perché i problemi del paese affondano le proprie radici nella sua cultura, cioè nel malcostume dilagante, nella povertà di molti che spinge a scelte di necessità, e nella mancanza di coraggio e indipendenza, autentica caratteristica nazionale. Questo significa che “morto un tiranno, se ne fa un altro”. (Ovviamente non penso che Craxi, Andreotti e Berlusconi siano dei tiranni, ma questo è il modo di pensare su cui si basano tali idee). Quello che serve è l’elaborazione di autentiche alternative progressiste al programma della destra per il governo del paese, cioè modi alternativi e migliori di affrontare tutti i problemi citati nel punto 4. Che senso ha sforzarsi di rimuovere Berlusconi, per poi una volta andati al potere proporre politiche sostanzialmente analoghe, in quanto non si ha avuto tempo di concepirne di diverse?
Per riportare la discussione politica a occuparsi delle questioni veramente importanti, occorre smettere di parlare di Berlusconi e quindi risolvere il suo caso. Berlusconi non vuole essere processato. Forse è colpevole, nel qual caso sta solo cercando di allontanare da sé la pena che prima o poi l’attende. Forse è innocente, e se questo è vero la sua reazione rappresenta il rifiuto ad abdicare un ruolo che ritiene essere l’unico capace di svolgere (cioè far vincere uno schieramento alternativo alla sinistra attuale). In ogni caso la politica italiana è dominata e avvelenata dalla discussione sugli affari privati del premier e sui tentativi di realizzare leggi ad personam. Mi sembra che tutti noi siamo prigionieri di un dilemma: da un lato non è giusto che Berlusconi diversamente dagli altri cittadini possa sfuggire alla giustizia, dall’altro siamo fermi in una impasse che si rivela ogni giorno di più dannosa per la collettività. Spesso in dilemmi di questo tipo non resta che scegliere il male minore per la collettività. Forse questo male minore è rappresentato da una legge come il lodo Alfano, che la corte costituzionale ha bocciato. In fin dei conti Berlusconi avrebbe soltanto ritardato (non impedito) i processi a Berlusconi. (Un contro-argomento potrebbe essere che si alza di più la posta in ballo nelle 4 cariche più importanti, e Berlusconi sarebbe portato a fare qualsiasi cosa pur di diventare presidente della Repubblica.) Molto peggio invece una legge sul processo breve che sarebbe dannosa e ci riguarderebbe tutti.