L’affaire Ruby-Berlusconi: un punto di vista liberale

1. L’affaire Ruby-Berlusconi. In breve, il Primo Ministro è accusato di essere l’ “utilizzatore finale” (con la celebre espressione del suo avvocato) dei servizi di una prostituta minorenne (che aveva 17 anni al momento dei fatti). Leggi qui ). Non mi interessa parlare, in questo contesto, del presunto reato di concussione collegato al presunto crimine in questione, e delle accuse di sfruttamento della prostituzione nei confronti di Lele Mora, Emilio Fede, o Nicole Minetti. I difensori di Berlusconi sostengono che non vi sia alcuna prova che la ragazza  in questione sia una prostituta e che Berlusconi abbia fatto sesso con lei. Anche ammettendo che Berlusconi non abbia commesso il reato in questione – perché non sono stati consumati rapporti sessuali veri e propri – a prescindere dagli aspetti legali del caso è possibile, anzi necessario e importante, esprimere un giudizio morale sul comportamento di Berlusconi. Il comportamento di Berlusconi ci dovrebbe interessare anche solo in quanto esempio di comportamento moralmente problematico – sul piano della moralità pubblica, non solo privata, da parte di un uomo (uomo, non semplice persona) e di un Ministro. È moralmente lecito, per un primo ministro di un paese come l’Italia supportare economicamente alcune ragazze, tra cui una diciassettenne (ma, supponiamo, creduta 24enne), a lui legate dal fatto di partecipare abitualmente alle sue cene e – parrebbe – allietare i dopocena con spettacolini piccanti?

2. Non è solo gossip. Il caso Ruby-gate fornisce a mio avviso un’ importante occasione di confronto su due dei temi più importanti dell’etica individuale e pubblica: la moralità sessuale e il ruolo della donna. Oggi più che mai, i costumi sessuali (ethos significa appunto costume) e le norme che li riguardano (di tipo morale, religioso e specialmente politico) sono tra gli aspetti più caratteristici e distintivi della cultura, della morale, e della politica di una società. Basti pensare alle significative differenze tra Italia, paesi del nord-europa e islamici, riguardo alla figura della donna e delle libertà sessuali e a quanto siamo essenziali tali differenze allo scopo definire l’identità e l’auto-comprensione delle culture in questione.

3. Le questioni morali in gioco. Anche se Berlusconi non avesse compiuto alcun reato, l’affaire dovrebbe essere discusso perché investe tutti i livelli moralmente pertinenti della vita sessuale di un cittadino e di una società (privato, ruolo dello stato e della politica, ruolo della donna): questo, insieme alle emozioni viscerali che suscita il dibattito politico nel nostro paese, rende assai difficile una valutazione razionale degli elementi in gioco. Ritengo che il paese si debba impegnare a una serie discussione sui temi investiti dall’affaire Berlusconi – ciascuno dovrebbe farlo con chiarezza, rigore e senza falsi moralismi, lasciando da parte, per una volta, valutazioni strategiche legate alla propria posizione politica. Infatti il caso riguarda diversi livelli

1)      moralità personale: è immorale lo scambio di prestazioni erotiche o sessuali tra adulti consenzienti in cambio di denaro?

2)      ruolo dello stato: è morale/giusto che lo stato intervenga per regolamentare transazioni economiche tra adulti consenzienti volte al soddisfacimento dei piaceri sessuali?

3)      sessualità e altri comportamenti: quali sono i confini tra sesso, divertimento, prestazione sessuale a pagamento?

4)      maturità e sessualità: a partire da che età è (moralmente, non legalmente) giusto considerare una persona come un “adulto consenziente” responsabile delle proprie scelte; a partire da che età diventa moralmente lecito, se mai lo diventa, l’utilizzo di una persona per il soddisfacimento del piacere sessuale di un altro?

5)      ruolo della donna: cosa cambia se colui che vende/compra è donna/uomo? Che relazione c’è tra le diseguaglianze sociali legate al genere e le norme di condotta individuali?

6)      ruolo del politico: cosa cambia se il soggetto in questione ricopre una carica politica importante?

4. La mia posizione. A mio avviso, nessuna delle domande da me elencate ammette di risposte semplici, rispetto alle quali non possa esistere un disaccordo ragionevole. Le mie posizioni sono le seguenti.

1)      Ritengo che gli scambi tra prestazioni sessuali e denaro tra adulti consenzienti non sarebbero moralmente ingiuste in una società in cui vi fossero autentiche eguali opportunità tra uomini e donne e tra persone di ceti diversi, in cui nessuno vivesse in stato di indigenza e potesse accedere a lavori più qualificanti. Altrimenti è sfruttamento dell’ingiustizia.

2)      No. Anche in una società in cui le opportunità tra i sessi non siano pari, lo stato non dovrebbe punire la mercificazione delle prestazioni sessuali, ma solo prevenire le situazioni di sfruttamento e/o degradanti persona che da ciò derivano. Vedi punto (5)

3)      Da tutti i punti di vista, sesso non è solo penetrazione. Dal punto di vista morale, non ha senso ritenere sbagliata (o viceversa lecita) la penetrazione ma non la “palpatina”, la “lap dance” o la creazione di situazioni ad alta carica erotica. Il giudizio morale dovrebbe dipendere sempre dal contesto: una penetrazione a pagamento a una persona non svantaggiata può essere più accettabile, sotto il profilo morale, di una palpatina a pagamento a una persona svantaggiata.

4)      Ritenere che ragazzi e ragazze di diciassette anni non siano mai pienamente responsabili della propria sessualità, equipararli in generale ad adolescenti più che ad adulti, è una sciocchezza, anche se dal punto di vista legale è necessario porre alcuni limiti per prevenire alcune situazioni di sfruttamento contro cui le persone più giovani sono più indifese (per vari motivi spesso diversi dalla maturità sessuale). La difesa del premier di Sgarbi sulle pagine del Giornale è, limitatamente a tale punto di vista, corretta. Ma da un altro punto di vista, è certamente squallido un rapporto con una persona di quell’età, che in una società sana avrebbe meno incentivi a utilizzare la propria sessualità per ottenere vantaggi economici e sessuali (vedi 5).

5)      Non è la stessa cosa se colui che compra le prestazioni sessuali è uomo e colei che le vende donna, o viceversa. Non è indifferente che determinati fatti avvengano in una società che nega alla donna opportunità eguali a quelle degli uomini. Ma non ritengo plausibile pensare che gli atti commessi in privato (come quelli dei quali è accusato Berlusconi) possano incidere su tale condizione (a differenza, ad esempio, della loro rappresentazione sui media).Le uniche scelte che possono veramente incidere sulla condizione della donna e quindi anche sul suo sfruttamento sessuale, anche nei contesti di prostituzione, sono quelle che incidono sulle pari opportunità. In primo luogo bisogna lottare contro la discriminazione sul posto del lavoro, che è collegata agli stereotipi di una cultura maschilista. Ovviamente meretricio e immagine culturale della donna sono collegati, ma il nesso causale va prevalentemente in una sola direzione – è lo stereotipo culturale unito alle diseguaglianze di opportunità che rende possibile lo sfruttamento sessuale nel contesto della prostituzione, non viceversa.

6)      Ritengo che un capo di stato abbia il dovere di non correre il rischio di dare scandalo, cioè di esibire comportamenti percepiti in evidente contrasto con i costumi prevalenti della società in cui vive, anche quando tali restrizioni della libertà siano non giustificabili dal punto di vista morale per la gran parte dei cittadini. Questo vale in particolare per il Primo Ministro, da cui dipende l’immagine internazionale di una nazione. E vale ancora di più se i suoi comportamenti sono percepiti come contrastanti con i costumi della gran parte delle società esistenti (ilibertari come me sono una minoranza in ogni cultura del mondo). Certo, questa norma di rispetto della moralità comune non vale quando lo scandalo è volto a shoccare, a mettere in discussione i costumi in questione (non è certo così nel caso in questione). E non vale se la moralità comunemente accettata comporta la violazione della dignità della persona (come nel caso dello schiavismo).  Inoltre un capo di partito è tenuto alla coerenza tra i valori difesi sul piano pubblico e quelli ostentati nella vita privata. Non è dunque irrilevante osservare, che, come scrive Il fatto quotidiano:

E’ stato proprio il governo Berlusconi tra il 2005 e il 2006 a far introdurre la norma che portava da 16 a 18 anni l’età del consensovalido per quanto riguarda i rapporti sessuali mercenari. Tra i parlamentari di sinistra nella commissione Giustizia – e in particolare da parte di Franco Grillini che allora era presidente onorario di Arcigay – ci furono varie perplessità in proposito.

Ma è anche rilevante – è un segno di ipocrisia o scarsa accortezza ideologica- che alcuni detrattori da sinistra supportino le proprie richieste di dimissioni (giuste) con una concezione della libertà sessuale che forse non è proprio coerente con gli ideali libertari propri della sinistra.

Pubblicato in: on 18 gennaio 2011 at 12:13 PM  Lascia un commento  
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