Prendo spunto dall’ottimo post di Fabio Chiusi. Tra le analisi degli opinionisti “di grido” citata da fabio trovo quella di Ricolfi sulla Stampa la più interessante e, al tempo stesso, preoccupante.
In sintesi, Ricolfi parte dalla correlazione tra quello che lui chiama “tasso di penetrazione” della lega (che non è esattamente la percentuale di voti che prende, sembrerebbe, ma più la tendenza a conquistare nuove fette di elettorato) e il grado di credito o debito di ciascuna regione nei confronti delle altre:
“Le regioni a maggiore penetrazione leghista sono le regioni più produttive del Paese, quelle che «tirano la carretta» e sono quindi in forte credito con buona parte delle altre (circa 55 miliardi di euro all’anno). Le regioni a media penetrazione della Lega – Toscana e Marche – sono anch’esse in credito ma in misura meno drammatica. Le regioni a bassa o nulla penetrazione della Lega (Liguria, Umbria, Lazio e Mezzogiorno) sono in debito con tutte le altre.”
Se – e aggiungo se- l’analisi di Ricolfi è corretta, le conseguenze da trarne sono abbastanza radicali:
1) altro che parlare al cuore, sentimenti, altro che voto di pancia… la correlazione su cui l’analisi di Ricolfi getta luce suggerisce che alla base del voto per la lega vi è un processo che segue le regole della razionalità economica nel senso classico (congiunta a tanta cattiva informazione – ma la cattiva informazione – come sappiamo, non è irrazionalità). Se veramente vi è una correlazione tra la misura in cui un una regione è in debito o credito con le altre e l’affermazione della lega, questo suggerisce che, l’elettore, anche quando vota “con la pancia”, segue consciamente o inconsciamente uno stretto calcolo razionale. Infatti
1)Per l’elettore della regione “in credito”, è egoisticamente razionale preferire che le tasse e i tributi riscossi localmente vengano usati localmente (al netto dei costi di implementazione della riforma, che fanno parte dell’informazione che si ignora, non per cocciutaggine me per la incertezza del tipo di informazione in questione, e quindi in questa analisi non conta)
2) Il programma fondamentale della lega (uno dei pochi riconoscibili e coerentemente avvocati – se non perseguiti – dello scenario politico) è quello del federalismo, in particolar modo fiscale, ovvero le tasse e i tributi riscossi localmente devono essere usati localmente
Ergo: per il cittadino che mira al suo interesse egoisticamente inteso è razionale votare la lega.
Il risultato è quantomeno sbalorditivo. In parole povere, la teoria che spiegherebbe meglio il successo della lega sarebbe la tanta vituperata teoria dell’agente razionale egoistico alla base della teoria economica standard e della teoria dei giochi. Per di più, e in contraddizione con la vulgata popolare di sinistra, l’elettore della lega si rivela non certo uno stupido, anzi sfacciatamente razionale. Non uno stupido quindi, ma semmai egoista (o in debito di informazioni, ma senza alcuna colpa di ciò).*
Inoltre la teoria è coerente con l’affermazione della lega nelle classi popolari. Per quanto la virtù non dipenda dal portafoglio, è difficile negare che è più facile essere generosi con la pancia piena, che con la pancia vuota.
*NB l’elettore della lega può essere considerato un po’ credulone poiché pensa che il federalismo fiscale in italia porterà a un risparmio netto, al netto dei costi della riforma, e nel contesto italiano. Ma alla fine, solo con la palla di cristallo qualcuno potrebbe escludere che ciò sia possibile – e viste le alternative scommettere in un risparmio è comunque razionale.
[...] Dal pensiero all’azione? Il tassello mancante nell’analisi di Nadia Urbinati Questa catena di pensieri parte da un’analisi di Ricolfi, secondo le regioni in cui aumentano i voti per la lega sono quelle che cedono più ricchezza alle altre regioni. Se ne deduce che chi vota lega non lo fa principalmente per ignoranza o razzismo, ma poiché vuole tenere quante più risorse per sé e la propria famiglia, intorno al proprio cortile. Si tratta di egoismo razionale nel senso economico standard. (Questo post è un follow up del post precedente) [...]