Non posso fare a meno di ammettere che Massimo Dalema, con tutta l’antipatia che provo per il personaggio, ancora una volta sembra essere quello capace di ragionare nel modo più lucido, quando afferma che per il PD sarebbe molto conveniente il passaggio a un sistema elettorale più ostile al bipolarismo di quello attuale. Quanto affermato da Dalema in un convegno di area in opposizione a Franceschini appare assai plausibile alla luce della possibilità sempre più concreta dell’uscita di Fini dal PdL. Che ritengo, indebolirà la sinistra in un sistema come quello attuale, mentre indebolirebbe (e molto) la destra in un sistema diverso. Infatti una legge come quella attuale (o come la legge elettorale inglese) premia la coesione interna di una forza politica anche in modo sproporzionato rispetto alla rappresentanza politica. E in termini di coesione interna, nessun grande partito può battere il PdL. Mentre l’entrata di Fini in una compagine di centro-sinistra annullerebbe la sua attrattiva verso gli elettori di destra (e quella di tale compagine nei confronti degli elettori di sinistra). Diverso il discorso per una coalizione tra due partiti “moderati” (Fini, Rutelli, etc. + UDC) e un partito di centro-sinistra, contrapposto a un partito di destra (PdL senza Fini) alleato alla Lega. Non è il caso che Bersani si augura che Fini non esca dal PdL
Il miglior commento su quello che sta accadendo nel PdL…
…in un commento di un lettore del Giornale (di Vittorio Feltri)…
#12 tangocav (93) – lettore 

il 19.04.10 alle ore 10:20 scrive:
Fini ha capito troppo tardi che quello fra F.I e A.N. era un abbraccio mortale per il suo partito. La miopia ingenua che gli ha fatto pensare di salire sul “carro del vincitore” e da lì portare avanti i propri valori, senza considerare che la nuova formazione politica è un enorme contenitore, capace di attirare milioni di voti, ma i cui contenuti all’interno sono pressocchè scomparsi, fagocitati dalla vibilità del “Leader”. E questo calcolo mai fu più sbagliato, perchè lo ha costretto ad allearsi con la Lega, che rappresenta quanto di più contrario ci possa essere dai valori della destra di Fini. Peraltro adesso è troppo tardi per fare un passo indietro, perchè molti dei suoi uomini all’interno del Pdl, ci stanno benissimo, con i privilegi che ne derivano, con le vittorie che si susseguono, con tutte quelle giovani ragazze che circolano ecc ecc. Mi viene da pensare allo sforzo che fece Ulisse nell’Odissea, quando portò via suoi uomini da Circe, che trasformava gli uomini in maiali.
Qui si parla di ogm
http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_14/bressanini-banana-ogm_97363262-47de-11df-ac43-00144f02aabe.shtml
Dal pensiero all’azione? Il tassello mancante nella proposta di Nadia Urbinati
Questa catena di pensieri parte da un’analisi di Ricolfi, secondo cui le regioni in cui aumentano i voti per la lega sono quelle che cedono più ricchezza alle altre regioni. Se ne deduce che chi vota lega non lo fa principalmente per ignoranza o razzismo, ma poiché vuole tenere quante più risorse per sé e la propria famiglia, intorno al proprio cortile. Si tratta di egoismo razionale nel senso economico standard. (Questo post è un follow up del post precedente)
Prendiamo l’analisi di Ricolfi per buona, e accettiamo quello che essa suggerisce come ipotesi di partenza. Se le cose stanno davvero così, alcune tra le altre analisi apparse in questi giorni appaiono meno convincenti. In particolare quelle di Panebianco, Calabresi, e Diamanti che attribuiscono il successo della lega a ragioni piuttosto diverse dal nudo fattore economico (le trovate tutte riassunte nel post di Fabio Chiusi).
E’ invece compatibile, per quanto strano possa sembrare, con molte delle considerazioni di Nadia Urbinati, apparse in un articolo che Fabio non cita, nonostante sia apparso su Repubblica.
Tra le altre cose, Nadia Urbinati parla esplicitamente di “ideologia”, ovvero una “componente indispensabile nel discorso politico democratico”. Arriva a sostenere che sia necessaria una leadership “che sappia proporre una narrativa politica, un progetto di governo migliore”.
Quest’aspetto della proposta di Nadia Urbinati è coerente con la teoria da cui siamo partiti secondo cui l’elettore che vota lega si comporterebbe come un agente razionale egoistico. Se la base del voto alla Lega vi è la soddisfazione razionale di preferenze egoistiche, l’unico modo per cambiare tale voto è attraverso una trasformazione di tali preferenze che può venire solo da una trasformazione dei valori del soggetto (a meno che non si voglia puntare sull’irrazionalità – una strategia miope, oltre che abbietta). L’obiettivo è cambiare la funzione di utilità dell’agente rendendo attraenti obiettivi non strettamente egoistici, propugnando valori altruistici o di giustizia. L’idea di una trasmutazione dei valori fornisce il punto d’aggancio con l’analisi della Urbinati sull’importanza della narrativa e dell’ideologia, che sono appunto tra gli strumenti che incidono sui giudizi di valore (non come un lavaggio del cervello, ma partendo da valori di giustizia e altruismo a cui la gran parte di noi fa appiglio, almeno in alcuni aspetti della propria vita e in modo incoerente).
Tuttavia vi è un elemento molto importante che la Urbinati tralascia di considerare. L’idea di tornare all’ideologia ha due aspetti, uno buono e uno cattivo. Quello buono è l’idea che le persone possano cambiare i propri giudizi di valore particolari, magari partendo da valori in cui già creadono, realizzando in pieno la loro portata. Quello cattivo è che, messa così, sembra che la Urbinati voglia trovare un modo per “addomesticare” o “rendere docili” elettori della lega che spesso sono operai, e che quindi, probabilmente, godono di un tenore di vita già di per sé inferiore e non di poco a quello di altri cittadini.
Il punto è che gli elettori della lega della classe operaia sono difficili da biasimare. E’ facile predicare principi universalistici (generosi) quando si ha la pancia piena. Ma per un cittadino italiano che fa parte delle fasce socio-economiche più disagiate è normale essere a disagio di fronte alla pretesa di sopportarei il peso di principi che si vorrebbero universali.
Il punto è questo elettore è stato preso in giro da molto tempo da uno stato che spesso utilizzava tali fondi per arricchire i politici o le loro clientele (quando lo stato non preleva i soldi dagli stipendi dei poveri, direttamente, li preleva dalle aziende, riducendone il potenziale di espansione, quindi la domanda di lavoro, e quindi, per la legge di domanda e offerta, riducendo indirettamente gli stipendi degli operai).
Inoltre l’elettore operaio della lega si può chiedere: perché devo contribuire anche io alla “universalità”, se sto già molto peggio di altri? (Tra l’altro, alcuni di questi che stanno meglio sono insegnanti, impiegati, quadri, tipicamente persone con un titolo di studio, e che, guarda caso, votano prevalentemente centro-sinistra).
Risulta difficile biasimare l’operaio che vota lega per il suo egoismo (anche se in parte bisognerebbe farlo). Il punto è che l’operaio diventa agente egoista razionale per autodifesa, dato che si rende conto di non avere abbastanza, poiché c’è chi ha molto di più di lui e spesso senza meriti apparenti; e quindi l’operaio si sente trattato ingiustamente, e vota lega a muso duro per difendere quel poco che gli resta e con ciò anche la propria dignità rispetto a una distribuzione della ricchezza che gli può apparire (a torto?) ingiusta.
E’ abbastanza notevole che tale elemento non compaia da nessuna parte nell’analisi di Nadia Urbinati. E’ un elemento importante, che ha implicazioni su come va affrontato il problema.
Passiamo dunque dall’analisi (pensiero) alla strategia (azione). In base all’analisi sopra delineata, la strategia per contrastare l’ascesa della Lega è la seguente:
1. governare bene, riducendo gli sprechi e ascoltando il territorio,
2. proporre politiche di redistribuzione del reddito o comunque del dislivello di tenore di vita e opportunità per gli italiani con le occupazioni meno remunerative, a scapito di quelli con le occupazioni più remunerative o soddisfacenti. Questo implica probabilmente ridurre la qualità della vita di alcuni di quelli che al momento votano in maggioranza a sinistra, oltre che di una minoranza di ricconi (che oltretutto siamo costretti a tutelare maggiormente in quanto ha in mano i capitali e la capacità di fare impresa, e quando sta male fa soffrire tutti gli altri).
3. propugnare una ideologia e una narrativa che metta al centro valori di benevolenza universale, altruismo, e specialmente equità
Non si tratta quindi di un doppio binario, come sostiene Nadia Urbinata, ma piuttosto ti un tridente.
Le ragioni alla base del successo della lega
Prendo spunto dall’ottimo post di Fabio Chiusi. Tra le analisi degli opinionisti “di grido” citata da fabio trovo quella di Ricolfi sulla Stampa la più interessante e, al tempo stesso, preoccupante.
In sintesi, Ricolfi parte dalla correlazione tra quello che lui chiama “tasso di penetrazione” della lega (che non è esattamente la percentuale di voti che prende, sembrerebbe, ma più la tendenza a conquistare nuove fette di elettorato) e il grado di credito o debito di ciascuna regione nei confronti delle altre:
“Le regioni a maggiore penetrazione leghista sono le regioni più produttive del Paese, quelle che «tirano la carretta» e sono quindi in forte credito con buona parte delle altre (circa 55 miliardi di euro all’anno). Le regioni a media penetrazione della Lega – Toscana e Marche – sono anch’esse in credito ma in misura meno drammatica. Le regioni a bassa o nulla penetrazione della Lega (Liguria, Umbria, Lazio e Mezzogiorno) sono in debito con tutte le altre.”
Se – e aggiungo se- l’analisi di Ricolfi è corretta, le conseguenze da trarne sono abbastanza radicali:
1) altro che parlare al cuore, sentimenti, altro che voto di pancia… la correlazione su cui l’analisi di Ricolfi getta luce suggerisce che alla base del voto per la lega vi è un processo che segue le regole della razionalità economica nel senso classico (congiunta a tanta cattiva informazione – ma la cattiva informazione – come sappiamo, non è irrazionalità). Se veramente vi è una correlazione tra la misura in cui un una regione è in debito o credito con le altre e l’affermazione della lega, questo suggerisce che, l’elettore, anche quando vota “con la pancia”, segue consciamente o inconsciamente uno stretto calcolo razionale. Infatti
1)Per l’elettore della regione “in credito”, è egoisticamente razionale preferire che le tasse e i tributi riscossi localmente vengano usati localmente (al netto dei costi di implementazione della riforma, che fanno parte dell’informazione che si ignora, non per cocciutaggine me per la incertezza del tipo di informazione in questione, e quindi in questa analisi non conta)
2) Il programma fondamentale della lega (uno dei pochi riconoscibili e coerentemente avvocati – se non perseguiti – dello scenario politico) è quello del federalismo, in particolar modo fiscale, ovvero le tasse e i tributi riscossi localmente devono essere usati localmente
Ergo: per il cittadino che mira al suo interesse egoisticamente inteso è razionale votare la lega.
Il risultato è quantomeno sbalorditivo. In parole povere, la teoria che spiegherebbe meglio il successo della lega sarebbe la tanta vituperata teoria dell’agente razionale egoistico alla base della teoria economica standard e della teoria dei giochi. Per di più, e in contraddizione con la vulgata popolare di sinistra, l’elettore della lega si rivela non certo uno stupido, anzi sfacciatamente razionale. Non uno stupido quindi, ma semmai egoista (o in debito di informazioni, ma senza alcuna colpa di ciò).*
Inoltre la teoria è coerente con l’affermazione della lega nelle classi popolari. Per quanto la virtù non dipenda dal portafoglio, è difficile negare che è più facile essere generosi con la pancia piena, che con la pancia vuota.
*NB l’elettore della lega può essere considerato un po’ credulone poiché pensa che il federalismo fiscale in italia porterà a un risparmio netto, al netto dei costi della riforma, e nel contesto italiano. Ma alla fine, solo con la palla di cristallo qualcuno potrebbe escludere che ciò sia possibile – e viste le alternative scommettere in un risparmio è comunque razionale.