
- Dal blog Il Nichilista
- In questi giorni in Italia sono avvenuti due fatti raccapriccianti. Quasi raccapriccianti allo stesso modo. Il primo fatto è l’aggressione del primo ministro Silvio Berlusconi. Il secondo fatto è stata la reazione di molti italiani di fronte a questo fatto.
Quello che è accaduto è oggettivamente orribile e gravissimo. Un uomo politico aggredito fisicamente durante lo svolgimento del proprio lavoro. Non un politico qualunque, ma il primo ministro e il presidente del partito di maggioranza relativa. Aggredito da una persona la quale, per quanto fuori di testa, non poteva che avere nei confronti della sua vittima risentimento politico.
La modalità dell’aggressione è orribile. La vittima è stata colpita al volto. Il viso non è un punto qualunque del corpo umano. E’ l’interfaccia dell’anima. Abbiamo potuto vedere tutti questo volto, a noi noto, sconvolto da emozioni di terrore e cosparso del suo sangue. Appariva quasi sfigurato.
Mi è ovviamente capitato spesso, in questi giorni, di parlare dell’accaduto con persone diverse, e a me collegate in modi diversi. Alcune reazioni che riscontro (con rincrescimento e un po’ di stupore) in molte persone.
1. Freddezza emotiva. Alcune persone sembrano non essere toccate dall’accaduto. Non esprimono alcuna delle seguente emozioni: dispiacere, sconcerto, preoccupazione, pena. La prima cosa che dicono è che porterà vantaggio al capo del governo, o che forse si tratta di una macchinazione concepita da lui
2. “L’aggressore è un’idiota, doveva essere più incisivo” (detto in tono scherzoso). E’ la battuta più comune. Viene detta tra anti-berlusconiani come se niente fosse, e raramente viene accolta con sgomento. Si ride, si sghignazza (senza pensare alla figura che si sta facendo se tra i presenti c’è qualcuno che non odia Berlusconi, fino a tale punto)
3. “Se l’è cercato” (es. Di Pietro, Rosy Bindi)
Provo strane sensazioni di fronte a questi atteggiamenti.
Normalmente gli esseri umani provano una istantanea, istintiva reazione di disgusto di fronte a immagini o descrizioni di violenze subite. Tale reazione si basa su processi psicologici fondamentali di empatia che stanno alla base dei sentimenti morali. La vista di un uomo con il viso imbrattato di sangue dovrebbe provocare in primo luogo un’emozione di pena e disgusto. Tali sensazioni dovrebbero aumentare realizzando che non si tratta di un violento, di uno stupratore o di un assassino, colti durante il crimine e aggrediti per auto-difesa, ma di un politico, aggredito durante lo svolgimento del proprio (legittimo) lavoro.
Ho difficoltà a scorgere queste emozioni nei volti di molte persone che commentano l’accaduto. L’unica spiegazione è un odio profondo verso questa persona. Un odio talmente forte da bloccare quelle emozioni universali che fanno da collante tra i membri della razza umana. E’ solo l’esistenza di questo odio che rende possibile la guerra civile, il terrorismo e i genocidi.
Un’idea che non condivido è l’idea di relegare quanto accaduto al gesto di un folle, privo di qualsiasi relazione con il clima che si respira nel paese, e dai toni utilizzati nello scontro politico (e quindi, in modi e sensi diversi, prodotto da tutte le parti in gioco in tale scontro).
La cosa più preoccupante e al tempo stesso interessante è che spesso le stesse persone hanno gli atteggiamenti sopra descritti e l’idea in questione. Questo denota una certa mancanza di auto-consapevolezza. Non hanno consapevolezza del fatto che non è fisiologico e normale per brave persone “come loro” non riuscire a provare pietà per la vittima. E allo stesso tempo non hanno consapevolezza del fatto che alla base di tale atteggiamento non può che esserci un odio profondo, che necessariamente riflette (e si riflette) nei toni e negli argomenti utilizzati nel dibattito politico.
Non può essere negato che tale odio sia alimentato anche da alcuni fatti oggettivamente preoccupanti, come la mancanza di rispetto da parte del primo ministro per alcune norme fondamentali di grammatica politica, come il rispetto formale della divisione dei poteri, e l’intenzione, espressa a parole ma mai realizzata nella pratica, di non attenersi a tali norme. Ma appunto, si tratta di intenzioni e di tentativi, finora non riusciti. Fino a questo punto le istituzioni democratiche continuano a esistere e a funzionare come dovrebbero, permettendo allo stesso tempo al popolo di esprimere delle maggioranze di governo e prevenendo l’abuso di potere di tale maggioranza.
Con questo clima nel paese, con questi atteggiamenti, che riscontro anche in alcune delle persone che stimo di più, la vedo veramente brutta per il nostro paese. Spero di emigrare presto.
Il clima dell’odio
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